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   Un sito ricco di informazioni per inventarci un itinerario motocontemplativo nel nostro Appennino reggiano Riduci
 
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Cinque terre e Golfo dei Poeti di Gigi Bellei MEDFORD.  Cliccate sulla crocetta a destra ! --->   Cinque terre e Golfo dei Poeti di Gigi Bellei MEDFORD. Cliccate sulla crocetta a destra ! ---> Ingrandisci
Questo articolo di Gigi Bellei - MEDFORD - è stato pubblicato sul numero di febbraio 2008 di Mototurismo
 
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PASSI MITICI di Gigi Bellei - Medford.  Cliccate sulla crocetta a destra! --->   PASSI MITICI di Gigi Bellei - Medford. Cliccate sulla crocetta a destra! ---> Ingrandisci
Guardo la strumentazione: l’orologio segna le 18.30 e la lancetta del contakilometri è fissa sui 135; a questa velocità il GS non vibra, il motore gira sornione in attesa di un momento di forza, di velocità. Il sole è basso alla mia destra, già tinto di quel rosso tipico dei tramonti autunnali; è la situazione ideale per concentrarsi nel ricordo della giornata che sta per finire e dimenticare di essere di ritorno verso casa su una noiosissima e drittissima autostrada. Due passi mitici il Gavia e lo Stelvio, percorsi in quest’ordine nell’arco delle ore di luce di un giorno d’autunno colorato di tutte le sfumature di rosso, arancione e di verde. Quante emozioni provate in poche ore! Gioia, stupore e meraviglia hanno fatto sì che la chimica del mio corpo impazzisse, “stressata” dalle continue richieste dell’apparato oculare, olfattivo, uditivo e tattile. GIOIA data dal senso di conquista provato una volta raggiunta la vetta del Gavia attraverso la stretta strada che sale aggrappata alla montagna, prima ripida e immersa nei boschi, poi più dolce nella pendenza ma spettacolare alla vista della cornice montuosa spruzzata di neve e sferzata dal vento. Un senso di conquista alimentato dal paesaggio quasi lunare, così carente di vegetazione ma ricco di rocce, addolcito solo dalla presenza di due laghetti dalle acque color smeraldo. MERAVIGLIA nell’affrontare gli infiniti tornanti dello Stelvio ballando con la moto in una danza semplice fatta di cambi di marcia, frenate e accelerate continui. Il suono che si crea sentendo la moto salire sembra la musica di un ballo tribale in una cerimonia di offerta agli Dei, in cui l’unico sacrificio è di gomme, pastiglie e benzina. STUPORE all’arrivo sul passo, frutto di uno strano senso di appartenenza al luogo fino ad oggi solo sognato e visto su innumerevoli foto nei giornali. Come se tutto mi stesse aspettando dopo una lunga assenza non giustificata, come se l’immagine di rito vicino al cartello coperto di adesivi avesse uno spazio bianco in cui dovermi inserire con la moto per far tornare le cose al loro posto. Ormai a casa sorrido dentro il casco al ricordo di Paolo, ragazzone bergamasco dal fare gentile che senza indugi mi chiede di fotografarlo e di mandargli poi le foto via e-mail….., nel ricordo di Giò, sentito la mattina proprio prima di affrontare il Gavia, sperando di averlo fatto sognare senza causargli invidia, nel ricordo di tutti i saluti scambiati con altri motociclisti in gran parte stranieri, nel ricordo di un cielo blu intenso, senza nuvole, e di un sole caldo nonostante la stagione autunnale. Spengo la moto. Mentre la marmitta sfrigola nel silenzio del garage, noto che i kilometri percorsi sono stati 735, conto a dieci le ore passate in sella e mi sento bene, grato a Dio per avermi creato motociclista. Di Gigi Bellei - MEDFORD
 
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Una mattina d'autunno   Una mattina d'autunno Riduci
Esco dal garage mentre fuori è ancora buio. Il boxer emette i primi sussulti con un vibrare più marcato del solito a causa della bassa temperatura di questa mattina autunnale. Il termometro segna 5°, il cielo è plumbeo e un vento gelido mi sferza il viso filtrando attraverso la fessura della visiera; mentre mi allaccio il casco guardo il fumo che esce dallo scarico creare strani giochi di luce davanti al fanale posteriore, sfumando il rosso intenso proveniente dalla lente appuntita. Non ho un itinerario o una destinazione precisi, parto mosso solo dalla voglia di moto, spinto dall’irrefrenabile desiderio di vivere l’esperienza motociclistica a contatto con ciò che la natura ha deciso di riservarmi. Freddo, pioggia e vento sono ben accetti; il corpo e la mente si stringono in un intreccio di percezioni e sentimenti tali da farmi godere del tempo avverso e farmi sentire in armonia con ciò che mi circonda. Affronto le prime curve sfiorando il gas, seguendo il cono di luce del faro immergersi nell’oscurità: per un istante mi chiedo che senso abbia essere partito così presto, al buio e al freddo, quando potevo benissimo aspettare un’ora più idonea, calda e luminosa. La risposta arriva non appena il sole decide di alzarsi, creandosi un varco nella spessa coltre nuvolosa che lo imprigiona, illuminando timidamente la strada che percorro. Scendo dalla moto per impressionare il sensore della digitale alla massima risoluzione, sperando di riuscire a catturare quel momento fantastico riproducendo fedelmente i colori che ammiro così intensi ad occhio nudo. Contemplo in silenzio per qualche minuto prima di riprendere la strada, ora più visibile e possibile di una guida meno concentrata. Il motore è ormai caldo, gira bello rotondo e ad ogni apertura del gas risponde con vigorosa dolcezza; inclino la moto con sempre maggiore fiducia, godendomi l’appoggio sicuro che il GS mi regala anche oggi. Giunto in un punto panoramico valuto la situazione: mi sto dirigendo verso il brutto tempo, nuvole nere riempiono il cielo e la temperatura si fa sempre più rigida. Nonostante ciò continuo. Malgrado l’asfalto si faccia bagnato e le prime gocce comincino a scivolare lungo la visiera, guardo con fiducia agli sprazzi di cielo blu che si intravedono tra le nubi. Ben presto però, quelle che erano semplici gocce si trasformano in piccoli pezzi di ghiaccio. Sta nevicando. Sorrido come un bambino alla prima nevicata di un Natale fanciullo, curioso di vedere cosa mi aspetta al di là di ogni metro di strada percorsa, disposto alla sfida lanciata dalla natura avversa. L’abbigliamento termico che indosso svolge egregiamente il suo dovere e le manopole del GS scaldano le mani lasciandole sensibili alla guida; il mio spirito si scalda quando rubo con gli occhi un momento di intimità domestica attraverso le finestre delle case che incontro, immaginandomi al caldo del focolare insieme alla mia famiglia. In aiuto viene anche un bel cappuccino cremoso accompagnato da un cannolo caldo alla crema, consumati al tepore di un bar di montagna. Un regalo inaspettato mi attende sulla via del ritorno: lunghi raggi di sole filtrano dalle nubi preannunciando l’imminente arrivo del bel tempo, premio alla mia testardaggine odierna. I miei occhi gustano l’accendersi dei colori d’autunno mentre l’asfalto asciutto e l’aria più calda regalano chilometri orari alla giuda, che si fa via via sempre più divertente e sicura. di MEDFORD
 
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Fuga dalla città   Fuga dalla città Riduci
Ogni settimana aspetto l’arrivo del venerdì sera sognando il momento in cui esco dall’ufficio e chiudo la porta dietro di me, lasciandomi alle spalle tutto lo stress accumulato in cinque giorni di duro lavoro. Oggi, venerdì, non aspetterò le 19.00 per staccare: oggi non ce la faccio…..oggi scappo! Anticipo l’appuntamento delle 12.00, annullo quello delle 18.30 e in men che non si dica sono in autostrada con il becco del GS che punta in Liguria. Vado da solo, con il desiderio intimo di perdermi nei pensieri e di fare ciò che voglio senza orari, limiti e costrizioni. Lascio la trafficatissima Bologna – Milano per la meno noiosa autostrada della Cisa, fortunatamente deserta, ed entro in uno stato di grazia assoluto, sia mentale che fisico; mi sento euforico come quando da liceale facevo cabò saltando in sella al mio Aprilia RX ed andando alla scoperta dell’appennino Tosco-Emiliano, libero da quelli che erano i problemi di allora. Oggi è diverso ma ugualmente emozionante. Scorro liscio come l’olio sentendo solo il frullare tipico del mio amato boxer accompagnarmi nelle ampie curve verso il valico; ascolto il motore della moto come se fosse un CD con la mia musica preferita, una colonna sonora di questo viaggio in fuga dalla vita di sempre. Sono in estasi. Godo delle pieghe sicure che mi regala la ciclistica, gustandomi la vista delle vette aguzze delle Alpi Apuane e pregustando il luccichio del sole nell’acqua del mare. L’idillio è interrotto dal traffico caotico di La Spezia e la vista di così tanti palazzi mi fa pensare per un attimo al lavoro; spingo nell’angolo più remoto della mia mente questo pensiero “intruso” e mi dirigo in direzione di Portovenere. La strada costiera che collega La Spezia con questo paradiso terrestre è una di quelle strade che bisogna assolutamente fare a casco aperto, con un filo di gas, aprendo bene gli occhi e le narici per non perdersi quel mix di colori e profumi che solo la costa ligure sa offrire. L’arrivo dall’alto offre una vista bellissima sul paese, pieno di turisti nonostante il periodo non proprio vacanziero. Mangiare un piatto di spaghetti alle vongole in un bel ristorantino sul mare con l’aria leggera che mi accarezza la faccia e il sole caldo che mi coccola, mi fa sentire in pace col mondo. Trascorro circa un’ora dedicandomi alla fotografia dei luoghi, e mi stupisco di come riescano ogni volta a sorprendermi; la vista delle cinque terre dalle finestre ad arco della chiesa vale da sola il viaggio! Inesorabilmente arriva il momento di tornare verso casa; mi fermo un attimo per salutare dall’alto questo luogo fantastico scattando un’ultima foto ricordo. Scarto l’idea di tornare in autostrada con la facilità con cui si scarta una caramella e senza indugi mi dirigo verso il Passo del Cerreto, ricco di curve ed immerso nei colori autunnali dello straordinario Parco del Gigante. I coloratissimi panorami e lo scorrere fluido del GS accompagnano i miei pensieri nel ricordo della giornata trascorsa volgente al termine: sono felice, leggiadro, sorrido dentro il casco consapevole che la “voglia matta di prendere e andare” oggi assecondata, mi ha fatto provare emozioni intense e che solo la moto può renderle tali. A poche curve da casa mi rendo conto che ho passato tutto il giorno senza parlare con nessuno, immerso nei miei pensieri e concentrato solo su me stesso, con la mente ed il corpo in sintonia assoluta, lontani dallo stress quotidiano. Obiettivo centrato. Di Gigi Bellei MEDFORD
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